Raccontando di
Cani e di Storia
Se leggiamo con attenzione lo standard morfologico
della razza Beagle alla voce "Caratteristiche generali",
si cita testualmente "Adatto alla caccia in corsa della
lepre seguendo una pista". Quindi già lo standard
morfologico ci informa su quali sono i requisiti fondamentali
della razza, a cosa serve e come si utilizza. A questo punto
è lecito chiedersi cosa sia questa pratica venatoria
che gli anglosassoni definiscono "Beagling". Affrontare
la discussione di questo argomento, consente di ripercorrere,
almeno in parte, i misteriosi sentieri della storia, per mettere
in luce alcuni aspetti tra i meno noti dell'evoluzione delle
nostre razze (Beagle e Harrier) nel corso dei secoli.
L'antico metodo inglese di cacciare la lepre senza l'uso di
fucili, con l'ausilio di 10/15 coppie di cani, seguendo la
caccia a piedi è definita appunto Beagling. Gioverà
infatti ricordare che durante l'antichità classica
gli scritti assai noti di Platone e Senofonte ci infomano
di come i progenitori degli attuali nostri segugi inseguissero
la preda a fondo, ma la cattura della stessa venisse operata
mediamente l'uso di reti posizionate lungo passaggi obbligati.
Quegli antichi segugi venivano infatti definiti "cani
da rete". L'unico cane che riusciva nella cattura della
lepre in corsa era il levriero originale dell'Asia minore
e dell'Egitto, che cacciava unicamente a vista e in spazi
aperti. E' solo dopo l'anno mille che giungono fino a noi
scritti in gran parte di derivazione anglossasone che raccontano
di catture alla lepre fatte con mute di cani numerose. Risale
infatti a quel periodo, nelle isole brittaniche, il processo
di rarefazione delle foreste con la conseguente e progressiva
scomparsa degli ungulati. Non rimanevano quindi da cacciare
che la lepre e la volpe. Quelle antiche cronache ci riportano
l'eco di cacce interminabili, che duravano intere giornate,
per giungere alla cattura dell'animale sfinito. Si racconta
addirittura che a metà giornata i cani venissero presi,
il luogo segnato con una banderuola e, dopo una breve pausa
per rifocillarsi, la battuta riprendesse nel medesimo punto
in cui la traccia era stata abbandonata. E' solo con l'avvento
al trono inglese della casata dei Tudor a cavallo tra il XV
e XVII secolo, che la selezione dei cani da beagling assume
rinnovato vigore grazie alla grande passione per la caccia
dei reali inglesi (Elisabetta I sopra tutti). Ulteriore stimolo
al miglioramento proveniva dal confronto con una nuova razza
emergente, il Foxhound, mirabile esempio di forza, velocità
e resistenza, sviluppatosi in quei secoli dall'antico ceppo
dei cani da cervo (Staghound), ormai inutilizzabili.
Pur essendo un cane da volpe, l'infusione del foxhound negli
antichi progenitori del Beagle allo scopo di velocizzarne
l'azione, fu molto frequente nei secoli successivi. Lo stesso
harrier, che in origine doveva essere un insieme di ceppi
molto diversi tra loro, finirà per subire pesantemente
l'influenza del sangue foxhound. Tant'è che oggi lo
standard dell'harrier moderno differisce da quello del foxhound
solo per la taglia e per una certa minor robustezza scheletrica.
A partire dal 1600 il successo della caccia alla volpe praticata
a cavallo dai nobili dell'epoca, fece sì che la caccia
alla lepre cadesse in disgrazia. Bisogna quindi giungere alla
metà del 1800 perchè il beagling possa tornare
agli antichi fasti. Risale infatti al 1856 la prima bozza
di standard morfologico del Beagle e solo nel 1891 fu fondata
l'Association of Masters of Harriers and Beagles. Nello stesso
anno si tenne anche il primo Peterborough Hound Show, la più
importante esposizione riservata ai Beagles, Harriers e Foxhound.
E' interessante notare come questi siano esclusivamente cani
da lavoro, con un loro libro genealogico (Stud book) e non
risultino iscritti al Kennel Club. Ancora oggi in Gran Bretagna
ed Irlanda esistono circa 120 equipaggi di Beagle e 50 equipaggi
di Harriers che cacciano la lepre in corsa secondo l'antico
metodo britannico. Nel beagling è il Master (maestro
di caccia) a dirigere le operazione: vengono sciolti 20/30
cani ad ogni uscita, seguiti da un Huntsman (bracchiere) e
da alcuni assistenti (Whipper Hin) muniti di frustino, tutti
rigorosamente in divisa con beretto nero e giacca verde per
distinguersi dai fox hunting. Dopo la sciolta, le varie fasi
della caccia con l'accostamento, lo scovo e la seguita, si
susseguono regolarmente. In giornate favorevoli la cattura
avviene mediamente dopo circa due ore di inseguimento incalzante
e spettacolare. I cani degli equipaggi vengono selezionati
per la loro struttura fisica, intelligenza e passione venatoria.
In questi soggetti che devono risultare galoppatori veloci
ed instancabili vengono particolarmente curate la struttura
del tronco e degli arti, oltre alla qualità della voce.
Secondo l'opinione dei più illustri Masters tre sono
le caratteristiche techniche di un buon hound: spirito di
muta e massima disciplina, tenacia e concentrazione assoluta
anche su tracce fredde, e buon ultimo quello che in termine
tecnico si definisce Drive, cioè la capacità
di leggere la traccia dell'animale cacciato in maniera sbrigativa
ed essenziale. Sono assolutamente da dandire i cani troppo
veloci e muti in passata o, al contrario, i soggetti lenti
che indugiano troppo sui grovigli notturni della lepre.
A questo proposito esistono ed esisteranno sempre due diverse
scuole di pensiero: una di derivazione transalpina che privilegiia
l'aspetto estetico della caccia con cani che inseguono la
preda lentamente dandole la possibilità di confondere
le tracce ma raggiungendo "effetti musicali" sicuramente
migliori: l'altra di stampo più tipicamente britannico,
in cui si richiede ai cani velocità, essenzialità
ed una presa rapida. Probabilmente, come spesso accade, la
via di mezzo è la migliore.
Per concludere, vorrei spezzare una lancia in favore di questa
antica arte venatoria, oggi tanto osteggiata anche nel suo
paese d'origine. Io domando se sia più sportivo e civile
porsi in agguato con un fucile sparando ad una preda comunque
questa sia stata scovata, oppure se sia più leale inscenare
una rappresentazione in cui gli attori sono i medesimi scelti
dalla natura dalla notte dei tempi, e dove l'uomo cacciatore
spogliato dagli indubbi vantaggi dell'arma da fuoco, torna
ad essere parte integrante dell'eterna lotta per la sopravvivenza.
A voi l'ardua sentenza, io che conosco la caccia alla lepre
so quale patrimonio di cultura, di dedizione e di sportività
si celi dietro un'attività all'apparenza barbara, laddove
invece le doti venatorie e lo spirito di squadra sono sublimati
ai massimi livelli.
Palmiro Clerici
Da secoli la caccia alla lepre
si corre lungo le piste di un misterioso triangolo. Due
dei lati sono rappresentati dalla lepre e dalla qualità
della traccia, con le loro infinite variabili. Il terzo
lato è costituito dalla muta dei segugi, l'unico
sul quale l'uomo abbia una qualche influenza. Da secoli
il cacciatore si è ingegnato per capirne l'infinita
complessività degli eventi, con la sensazione che
qualcosa sempre gli sfugga. Da secoli si è sentito
rapito da questo antico, fonte inesaurabile di libertà
ed avventura, che ci riporta agli albori primigeni, in cui
i branche di lupi inseguivano la loro preda. A noi è
dato scorgere, ed è già meraviglioso, qualche
filo sottile della trama dell'essere.
La Lepre: Fatti e Leggende
Qualsiasi contadino conosce il vecchio detto che recita:
"Se noi vediamo una lepre in un campo ed essa rimane
delle medesime dimensioni man mano che ci si avvicina, con
tutta probabilità non si tratta di una lepre, ma
di una zolla di terra. Solo se questa diviene via via più
piccola può essere una lepre".
Nonostante l'apparente difficoltà iniziale, una approndondita
conoscenza e comprenzione della lepre è necessaria
per ottenere il meglio dal proprio Sport (ricordiamo che
il Beagling è considerato nel mondo Anglosassone
uno Sport a tutti gli effetti, in cui è predominante
l'aspetto estetico e spettacolare, rispetto alla cattura
della preda).
Per gli Huntsmen (Maestri di caccia che guidano la muta),
certe informazioni risultano essenziali se vogliono mostrare
un buon Sport e mantenere desto l'interesse dei tanti sostenitori
che durante la stagione seguono l'equipaggio durante la
caccia.
L'Anno della Lepre
Tradizionalmente la stagione degli accoppiamenti si localizza
nel periodo tra gennaio ed aprile, ma un inverno mite, a
volte ci riporta il fatto che si trovino giovani leprotti
in gennaio e gli ultimi leprotti della passata annata, vengono
spesso incontrati a novembre.
Una recente ricerca, portata avanti da eminenti Biologi,
contraddice, almeno in parte, molte teorie circa lo stile
di vita della lepre. Per esempio i famosi incontri di boxe
fra lepri in amore, si pensava fossero combattuti solo dai
maschi alla ricerca di nuovi territori o di un accoppiamento,
dando così origine alla Sindrome della "Mad
March hare" (Lepre matta di marzo), ma attualmente
si sa con certezza che questo particolare atteggiamento
può essere assunto da femmine che difendono se stesse
dalle attenzioni troppo pressanti del maschio. Poichè
la femmina di lepre è spesso più grande e
più potente del maschio, questo deve soffrire a lungo
prima che giunga il suo momento. Quando due lepri vengono
viste assieme nella prima parte dell'anno, con grande probabilità
si tratta di un maschio ed una femmina in attesa che quest'ultima
venga in calore. Comunque anche in questo delicato periodo
ben difficilmente si assisterà a lotte per il territorio
e se le aree scelte per nutrirsi daranno cibo in quantità
adeguata, molti animali possono vivere e riprodursi anche
in aree relativamente piccole.
Le lepri sono molto promiscue e pare ci siano accoppiamenti
permanenti: una femmina è spesso servita da due o
tre maschi in veloce successione. Detto ciò è
sempre possibile che taluni maschi siano capaci di crearsi
un piccolo "harem", proteggendo le proprie femmine
dagli altri maschi.
Si deve ancora notare che i maschi quando combattono generalmente
si impegnano in inseguimento con graffi e morsi, piuttosto
che in veri incontri di boxe. Come già abbiamo visto,
gli accoppiamenti avvengono anche al di fuori del periodo
predetto, per tutta l'estate ed il primo autunno. Da due
a cinque sembra essere il numero medio di leprotti per cucciolata,
a seconda del clima e delle disponibilità di cibo.
La femmina (che normalmente inizia a riprodursi a circa
un anno di età) può avere tre o quattro cucciolate
durante il corso di una stagione. Dopo un periodo di gestazione
di circa 30 giorni i leprotti nascono. A differenza di molti
mammiferi, i cuccioli escono dall'utero completamente vestiti
di pelo, hanno gli occhi aperti e sono in grado di muoversi
per sfuggire al pericolo. Tuttavia per qualche ragione non
del tutto chiara sono resti a correre, preferendo affidarsi
all'immobilità ed al mimetismo, ed è spesso
possibili prenderli in mano prima che si spaventino e scappino.
Non vi sono dubbi che la lepre è un animale che l'evoluzione
ha ben adattato per sfuggire agli attachi dei predatori.
I suoi occhi larghi e marroni sono posizionati alti e sporgenti
sul cranio e la testa è appiattita lungo il piano
degli occhi così che le sia possibile vedere tutto
intorno. Comunque, proprio per la posizione degli occhi,
la visione frontale non è sempre ottima, anche se
le larghe pupille orizzontali sono capaci di concentrare
la visione durante la corsa in velocità. Forse questa
è la vera ragione per cui la lepre preferisce rimanere
accovacciata e fidarsi del suo udito ed olfatto, piuttosto
che fare affidamento esclusivamente sulla sua indiscussa
velocità.
Per un lungo periodo si è pensato che subito dopo
la nascita la femmina trovasse un covo separato per ciascuno
dei suoi cuccioli, portandoli nella nuova nursery in bocca,
nello stesso modo in cui un gatto porta i suoi micini. Questo
è vero solo in parte. Recenti ricerche mostrano come
la cucciolata rimanga unita al covo di nascita solo per
un paio di giorni. Dopo di che, i leprotti escono essi stessi
alla ricerca di un posto adatto. Sta poi alla madre localizzarli,
visitandoli di notte per l'allattamento. Si pensava che
il suono metallico, emesso dalle lepri sfregando i denti,
fosse un suono di allarme lanciato dagli adulti, ma si è
invece realizzato che il rumore viene usato da giovani per
informare i genitori della loro posizione. L'allattamento
avviene una sola volta nelle 24 ore, ma un solo pasto al
dì è sufficiente ai leprotti, fino a che questi
abbiano raggiunto le 3/4 settimane di età.
Pensare come una Lepre
La metà del piacere nel seguire una muta di Beagles
sta nel tentare di anticipare i movimenti della lepre così
da ottenere un buon vantaggio ed osservare quindi tutto
lo svolgersi della caccia. La lepre è un animale
abitudinario ed il suo covo è scelto attentamente
per avere non solo un facile accesso al cibo, ma soprattutto
per ottenere un'ottima visione dei dintorni ed un buon riparo
dalle intemperie. La maggior parte della giornata è
passata in questo covo e se allarmata la lepre dapprima
si accovaccierà tentando la carta dell'immobilità;
solo in un secondo tempo ne balzerà fuori scappando
quando i segugi si saranno troppo avvicinati segnalandone
la presenza. Una lepre che lascia il covo, non prenderà
precauzioni particolari, ma correrà diretta all'uscita
del campo scelta per la fuga.
Qualche volta si è vista comunque la lepre uscire
dal covo zigzagando per confondere gli inseguitori. (Sembra
questo un comportamento innato, legato alla difesa dagli
attacchi dei rapaci diurni, principale nemici in natura).
Molti Huntsmen di provata esperienza pensano che la scelta
della rotta appena lascito il covo determina spesso i futuri
movimenti durante il resto della caccia, ed è facile
sentire un Huntsmen riferirsi ad una "lepre mancina",
e durante i falli della caccia egli lancerà preferibilmente
i suoi cani in una direzione mancina, ben sapendo che la
lepre dopo aver acelto la sua "caccia", continuerà
allo stesso modo, indipendentemente dalle circostanze.
Muovendosi cautamente ed a passo costante, la lepre è
in grado di capire cosa sta succedendo sia davanti che dietro
di lei, alzandosi spesso sulle zampe posteriori per giudicare
meglio. Dove è possibile essa correrà in salita
e cercherà di tornare alle stesso capo del covo,
anche se è stata disturbata da poco. Altre volte
dopo ampi cerchi, sarà comunque di ritorno a casa
entro le due ore dal ritrovamento. Quando molto pressata
dai cani, la lepre è in grado di apparire furba come
una volpe e ricorrerà a qualsiasi trucco cui ricorre
quest'ultima, più qualcun altro che la volpe non
conosce. E' probabilemnte solo una coincidenza che entrambe
le specie scelgano di passare attraverso una mandria di
mucche o un gregge di pecore quando i cani sono vicini.
Forse non è ragionevole dare ad un animale qualità
di pensiero logico, è però abbastanza facile
concludere che l'esperienza gli abbia insegnato come tale
mossa confonderà la traccia e le permetterà
di guadagnare tempo.
Parecchi di coloro che seguono le mute di segugi da lungo
tempo sostengono che la lepre sia in grado di "spegnere"
letteralemente le proprie ghiandole odorifere quando è
inseguita dappresso. D'altro canto l'espediente di gran
lunga più usato per perdere i cani è quello
di correre oltre una siepe od un muretto così da
essere fuori dalla visuale, e quindi puntare verso il centro
del campo per cira 50 yards prima di tornare indietro esattamente
sulla stessa linea e far ritorno alla siepe, per seguirne
poi il perimetro. Ancora un altro trucchetto è quello
di compiere alcuni grandi balzi, acattando poi di lato a
grande velocità con lo scopo di lasciare la minore
traccia possibile. In alternativa essa dopo aver raggiunto
il centro del campo, corre in circolo prima di balzare da
un lato.
Un'altra strana situazione vista da troppa gente, e per
troppe volte, per essere una semplice coincidenza, è
quella di una lepre stanca che fa levare una lepre fresca
per poi aquattarsi nel covo vuoto. Probabilemnte a causa
di queste immense risorse, vuoi per ragionamento, o vuoi
per istinto, una larga parte delle lepri sfugge alla cattura
da parte dei cani. E' risaputo che solo una percentuale
media del 10-15% veine uccisa dai segugi. Invero, la sola
ragione per cui le lepri vengono catturate è perchè
esse sono animali con resistenza inferiore ai segugi, laddove
invece il Beagle ne possiede in abbondanza. Naturalmente
le condizioni della traccia devono essere buone, e comunque
la lepre conosce molti più espedienti di qualisiasi
cacciatore. E' per questo motivo che il Beagling non rappresenta
quella guerra crudele, di logorio di muscoli e polmoni,
che taluni suoi oppositoti vorebbero far credere. Va ricordato
che i Beagles sono solo uno dei tanti nemici della lepre,
e di certo non il più importante.
Forse è a causa della continua vigilanza necessaria
per evitare i predatori che la lepre può spesso scomparire,
come per magia, quando è pressata dai cani.
Leggende miti e fantasia
E' questa abilità nello scomparire senza lasciare
traccia che ha fatto sì che questo animale venisse
associato ad incantesimi e stragonerie. Per l'uomo primitivo
il cavallo, l'agnello e la lepre erano mediatori del sacro
e non era pensabile allora mangiare carne di lepre. In Irlanda
questa credenza resiste tuttora in alcuni luoghi, e questo
è probabilmente dovuto al fatto già citato
che si ritiene la lepre una strega mascherata.
Oggi i contadini irlandesi non ammetterebbero mai una simile
sciochezza, semplicemente non mangiano lepre!!
In "English folklore" di Cristina Hole si racconta
della strega di Minterslae, vissuta durante i primi anni
del 19° secolo. Gli abitanti del villaggio sostenevano
che Lyddie Shears fosse in grado di trasformarsi in lepre.
Quando non era trasformata, ella possedeva magici poteri
sulla popolazione locale delle lepri e si narra che i potenziali
bracconieri usavano farle regali in cambio delle prede.
Dopodiché, Lyddie Shears correva verso le colline
dove accendeva un grande falò da una pietra focacia
e le lepre arrivavano da tutte le direzioni, permettendo
ai bracconieri di ucciderle mentre erano stordite dalla
luce. Tali poteri non furono sufficienti a salvare la vita
di Lyddie e la strega di Winterslae fu uccisa da una pallottola
d'argento mentre correva trasformata in lepre e fu più
tardi trovata nel suo cottage con una pallottola nel cuore.
In accordo con tale leggenda si narra che sull'Arca di Noè
la lepre femmina annegò e rimase il solo maschio
per propagare la specie. Proprio per questo motivo Dio diede
al maschio la capacità di riprodursi da solo ed ancora
nel 17° secolo si pensava che il maschio potesse produrre
discendenza in maniera autonoma. Sir Thomas Browne, scrivendo
"Inquires into Common and Vulgar Errors", sosteneva
che il sesso della lepre fosse interscambiabile e che il
maschio riuscisse, a volte, a dare alla luce dei piccoli.
Il popolo dell'antica Grecia aveva la stessa convinzione
e le vecchie leggi del Galles, che stabilivano i prezzi
di molti animali (inclusi cani e gatti) con differenze sensibili
tra maschio e femmina, nel caso della lepre non davano alcun
prezzo perchè si sosteneva che essa fosse femmina
un mese e maschio il mese successivo. Alcuni antichi scrittori
credevano che non solo i sessi fossero interscambiabili,
ma anche che i leprotti si formassero in uteri separati.
Claudius Aelianus, scrittore del 3° secolo, sosteneva
che la lepre aveva alcuni dei suoi piccoli formati per metà
nel suo utero, alcuni in procinto di nascere ed altri già
nati. Anche se questo processo sembra impossibile, si è
invece oggi scoperto come questo animale sia unico nella
capacità di concepire una 2° volta pur essendo
già incinta. Scientificamente tutto questo viene
definito come "Superfetazione".
Un altro strano modello di comportamento emerso negli ultimi
anni di moderne ricerche è il seguente: si è
pensato a lungo che le lepri ruminassero come le mucche,
si è invece scoperto come il cibo mangiato dalle
lepri viene inizialmente solo parzialmente digerito, compresso
ed alleggerito. Questa abitudine, solo altuaria nei conigli,
è la regola nella lepre ed il cibo parzialmente digerito
passa in tutto il tubo digerente, prima di essere escreto
e quindi nuovamente mangiato. Gli escrementi che vengono
nuovamente ingeriti hanno aspetto differente rispetto a
quelli definitivamente scaricati.
Altra caratteristica comune ad entrambe le specie è
l'alta mortalità degli embrioni che vengono poi riassorbiti,
ma qui finiscono i punti di contatto. Tutti i countrymen
e coloro che si occupano di fauna selvatica potranno confermare
come nelle aree dove i conigli selvatici sono abbondanti,
essi malmenano, cacciano e spaventavano le lepri che vi
si avventurano. Oltre a ciò è probabile che
un'altra ragione per cui lepri e conigli non fraternizzano
sia legata al fatto che facilmente le due specie si trasmettano
malattie contagiose.
Molti altri fatti citati a proposito della lepre non possono
essere nè confermati nè smentiti con certezza.
Non siamo per esempio in grado di provare la teoria cara
a molti autori, secondo cui solo le femmine della specie
vivono nella stessa area per tutta la vita. I maschi al
contrario andrebbero vagabondando di luogo in luogo.
Se dovessimo decidere in base al tragitto che la lepre percorre
quando viene inseguita dai cani, che di solito corrisponde
ai luoghi a lei noti, potremmo solo affermare che esistono
marcate differenze individuali indipendentemente dal sesso.
Per alcuni altri, addirittura la posizione delle orecchie,
schiacciate sulla nuca nella femmina oppure con un orecchio
sollevato nel maschio sarebbero indice chiaro di riconoscimento
durante la fuga. Quante leggende e quanta storia sulle spalle
di questo timido animale!
Nessuno stupore che la lepre abbia certi nomignoli. Molti
anni fa il Principe di Powis, cacciò una lepre in
una caverna nella quale si era rifugiata una damigella di
nome Monacella, dopo aver rifiutato di sposare il nobiluono
scelto da suo padre. Il Principe fu così toccato
dalla vista di lei che cullava la lepre tremante sul suo
petto, che egli fondò un'Abbazia in suo nome.
Da questo si ritiene che se qualcuno grida: "Dio e
Santa Monacella siano con te" mentre uina lepre viene
inseguita dai cani, si può essere certi che questa
sfuggirà alla cattura.
L'equilibrio della struttura
scheletrica, unita ad una massa muscolare di tutto rispetto,
conferiscono al Beagle un movimento sciolto e disteso, che
gli consente di percorrere lunghi tratti senza apparente sforzo
e di risultare all'occorrenza anche molto veloce, più
accentuato quando il cane avverte la traccia e con l'estremità
sempre bianca che, come una bandierina, segnala la posizione
dell'animale nascosto dall'erba. La sua voce profonda da segugio
ha una sonorità particolarmente gradevole, tanto che
gli inglesi lo chiamano "singing Beagle", per sottolineare
l'armonioso effetto corale durante la seguita.
L'utilizzo classico è quello in mute numerose (8-15
coppie), che impongono però una organizzazione logistica
e costi finanziari non indifferenti, sopportabili solo da
associazioni con numerosi iscritti. La muta infatti, per dare
buoni risultati, richiede tecniche di allevamento particolari,
durissimi addestramenti quotidiani e un'alimentazione adeguata
ad un lavoro decisamente pesante. Il Beagle è fortunatamente
un gran trasformista e si adatta bene ad utilizzi meno impegnativi,
come in piccole mute di quattro o cinque individui, o in coppia
e, al limite, da solo. Anche il tipo di preda può variare;
se originariamente era la lepre l'obiettivo preferito, non
vi sono eccessive difficoltà ad impiegarlo sul coniglio
o sulla volpe, ma nemmeno sulla minilepre americana (cottontail)
o sul cinghiale o capriolo.
Insieme alla vocazione casalinga, la versatilità venatoria
ha permesso al Beagle di essere apprezzato in molte parti
del mondo, contrariamente al fox hound e all'harrier che sono
utilizzati quasi esclusivamente in Gran Bretagna a causa della
loro eccessiva specializzazione. Come molti segugi, anche
il Beagle è un cacciatore naturale: il suo istinto
va però coltivato, un buon addestramento finalizzato
all'acquisizione di un nutrito bagaglio di esperienze sulla
traccia del selvatico che si desidera cacciare, unita ad una
altrettanto buona preparazione atletica, per sviluppare le
doti di resistenza, proprizieranno certamente ottimi risultati.
Occorre comunque tenere presente che si ha a che fare con
un cane di taglia piccola, se pur dotato di ottima intraprendenza,
e che quindi non è conveniente utilizzarlo in condizioni
in cui non può rendere al meglio, come in terreni con
vegetazioni troppo fitta ed alta, dove fatica ad incedere
e il proprietario non può seguirlo con lo sguardo.
Discorso analogo vale per la caccia al cinghiale, preda non
delle più facili, dove l'uso di mute troppo poco numerose
e lo scarso addestramento, portano a un elevato numero di
cani feriti durante le battute, che peraltro sono molto frequenti
in Italia. I suoi terreni ideali sono ovviamente le basse
colline erbose dell'Inghilterra; anche nel nostro Paese si
possono trovare aree in cui il Beagle può lavorare
proficuamente, dalla pianura coltivata alla mezza montagna,
con prati o macchie. Se si vogliono ottenere buoni risultati
e non portare solamente a spasso il cane, occorre comunque
che se ne faccia un uso proprio, scegliendo la preda ed i
terreni più adatti alle capacità del Beagle,
e non confidare solo nel suo naturale istinto, ma dargli modo
di prendere dimestichezza con il lavoro che gli viene richiesto.
Solo a queste condizione il nostro piccolo campione potrà
farsi onore e dimostrare tutte le sue qualità, non
ultima quella di divertire il cacciatore con il suo unico
comportamento nella seguita.
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